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| SANTUARI SULLE STRADE DELL'ESODO |
La parte finale del percorso dell'esodo di Israele dall'Egitto è ambientata tra l'oasi di Qadesh Barnea e le Steppe di Moab, davanti a Gerico. Una regione molto estesa, compresa tra il Sinai settentrionale e il Mar Morto. Ebbene, la ricerca archeologica contemporanea ha messo in mostra che questa regione è ricca di luoghi di culto, variamente interpretati come santuari o templi. È come dire, una terra ricca di esperienze religiose. Data l'ampiezza di elementi vedremo di fare solo un semplice elenco dei siti unito ad una breve presentazione dei dati archeologici più interessanti.
Qadesh Barnea
Il
sito di 'En Qedeis è stato identificato con Qadesh Barnea dagli
esploratori del secolo scorso, e gli scavi recenti (1976-1982) lo hanno
confermato (cf R. Cohen, Kadesh-Barnea. A Fortress from the Time of the
Judaean Kingdom, Jerusalem 1983). Qadesh Barnea si trova al centro delle
vie di comunicazione da e per il Sinai, come informano le tradizioni
dell'Esodo. Dopo l'esperienza liberatoria del Mare del Miracolo e dell'alleanza
sinaitica, Israele ha percorso il Sinai meridionale ed è risalito verso
il Negev per fermarsi a Qadesh Barnea, cf Num 13. Secondo Dt 1,2 ci sono 11
giornate di cammino tra Qadesh e il monte Horeb, e questa indicazione temporale
si prende come dato utile all'identificazione tradizionale del Mt. Sinai con il
Jebel Musa. Israele si è fermato a lungo a Qadesh Barnea, secondo Dt
1,46 per ben 38 anni. In quella lunga permanenza Israele ha vissuto varie
esperienze, come la ribellione alle acque di Massa e Meriba (Num 20,13; Sal
94,8), che sono chiamate anche le acque di Meribot-Qadesh, cf Num 27,14; Dt
32,51; Ez 47,19. Da Qadesh Barnea Mosè ha inviato gli esploratori per
prendere visione del paese di Canaan, cf Num 13,1-33. A Qadesh Barnea è
morta ed è stata sepolta Miriam, la sorella di Mosè, cf Num 20,1.
Riflettendo sul nome di questo luogo (qadesh contiene la radice di
'sacro-santo') e considerando la lunga durata della sosta a Qadesh, si ritiene
che questa tappa sia stata decisiva per la formazione della religione yahwista
e la sua trasmissione da Mosè a Israele.
Har Karkom
Il
più antico luogo di culto cananeo, che risale all'epoca del Bronzo
Antico (3º Millennio a.C.) è stato scoperto nel 1980 da E. Anati su
Har Karkom, da lui identificato con la montagna del Sinai (cf E. Anati, Har
Karkom. Montagna sacra nel deserto dell'Esodo, Milano 1984). Ma questa
interpretazione viene rifiutata da quasi tutti gli esperti. Troppi elementi si
contrappongono, a partire dal periodo di occupazione di Har Karkom che risulta
troppo in anticipo sull'esperienza storica di Mosè, per continuare con
le strutture e le massebot, che per E. Anati vanno indentificate con le
12 pietre erette da Mosè alla conclusione dell'alleanza sinaitica, cf Es
24,4.
Timna': le miniere di Salomone?
Un
sito religioso è visibile a Timna' nella Valle dell'Arabah. Timna'
è chiamato tradizionalmente "Le miniere di Salomone". In effetti si
tratta di una regione molto vasta ricca di miniere di rame, sfruttate fin dal
4º millennio a.C. L'esplorazione di Timna', proseguita fino ai nostri
giorni, ha portato a una scoperta molto interessante nel 1969. Si tratta del
tempio dedicato a Hator, la dea-mucca del panteon egiziano (cf B. Rothenberg,
The Egyptian Mining Temple at Timna, London 1988). Il tempio serviva
alle neccesità degli egiziani che nella regione estraevano rame e altri
materiali prezioni. Nei pressi del tempio sono state trovate delle iscrizioni
che aiutano a datare il santuario all'epoca del Nuovo Regno. Sono ancora
visibili i cartigli di Seti I (1318-1304 a.C.) e Ramses II (1304-1237 a.C.). La
forma del santuario egiziano era particolare, trattandosi di un ambiente a
cielo aperto (m 9x7), provvisto di naos costruito contro la montagna,
entro cui era stata scavata una piccola nicchia. Tra gli oggetti risalenti al
primo santuario si elencano due basi di colonna con la faccia di Hator, alcuni
incensieri e due tavole in pietra per le offerte. Il santuario venne rioccupato
dai madianiti nel corso del 12º secolo a.C. In questa seconda fase il
santuario era ricoperto da una tenda, di cui sono stati recuperati diversi
frammenti a colori giallo e rosso. Questo elemento ci richiama il santuario
mobile dell' Esodo, esso pure coperto da una tenda, cf Es 26; 36; 40. Tra i
numerosi oggetti cultuali trovati negli scavi si ricordano le stele, diverse
statuine di Hator, vasi di alabastro, placche in oro e rame, incensieri. Tra i
doni votivi sono presenti vari motivi zoomorfi tra cui spicca il serpente.
Quntillet 'Ajrud
Il
sito di Quntillet 'Ajrud, nome che significa 'la collina solitaria dei pozzi',
si trova nel Wadi Quraya, nel Sinai settentrionale, 50 km a sud di Qadesh
Barnea. Data la sua posizione geografica e in base ad un ostracon che riporta
il nome di Teiman, viene proposto di identificare Quntillet 'Ajrud con Teiman
dell'Antico Testamento. Il sito fu scavato negli anni 1975-1976 (cf Z. Meshel,
Kuntillet 'Ajrud: A Religious Centre from the Time of the Judaean Monarchy
on the Border of Sinai, Jerusalem 1978.). Il sito presenta le forme di una
fortezza di m 15x25, ma aveva la funzione di un santuario nomadico. All'interno
del muro difensivo vi sono molte camere interne, con i muri e le bancate
ricoperte di intonaco. L'importanza di Quntillet 'Ajrud sta nelle numerose
iscrizioni trovate sia sui muri, sia sulle giare in deposito nel santuario, sia
su piatti e vasi in pietra. Alcune iscrizioni sono poste sulla porta e questo
richiama il precetto di Dt 6,9: "le scriverai sulle porte della tua
casa". Per la datazione del complesso si ricorre all'ostracon di Joash, re
di Samaria (801-786 a.C.). Il culto di questo santuario viene però
rivelato da alcune invocazioni trovate scritte con l'inchiostro su giare e
pithoi come pure sui muri. In essi si nomina "Yahweh di Shomron e la sua
Asherah", e anche "Yahweh di Teiman e la sua Asherah". La scoperta
ha causato disappunto e turbamento tra gli studiosi biblici, perché
sarebbe questa la prima testimonianza di un culto yahwistico non conforme alla
legge mosaica. Su un piatto di pietra si legge invece"A Obadio figlio di
Adnah: sia benedetto da Yahweh". Altri elementi religiosi sono le figure
dipinte su vasi, tra cui si trovano il dio egiziano Bes, il disegno dell'albero
della vita con due capre ai fianchi, il leone, la mucca con il vitello, figure
umane con le mani alzate in gesto di preghiera.
Khirbet Qitmit e 'En Óazevah
Tra
le maggiori scoperte di questi ultimi anni si devono ricordare Khirbet Qitmit e
'En Óazevah, due stazioni carovaniere lungo le piste tra l'Arabah e il
Negev. In ambedue i siti, accanto alla fortezza è stato trovato un
santuario con ricchissimi oggetti cultuali. I santuari sono considerati edomiti
e risalgono 7º secolo a.C. Data la loro somiglianza è sufficiente
riprendere lo scavo di Kh. Qitmit, e lasciare all'interesse dei lettori la
visione della scoperta di 'En Óazevah (cf R. Cohen-Y. Ysrael, On the
Road to Edom. Discoveries from 'En Óazeva, Jerusalem 1995).
Il santuario di Kh. Qitmit, posto 10 km a sud di Tel Arad nel Negev, fu scavato
negli anni 1984-1986 (cf R. Cohen et alii, Óorvat Qitmit. An Edomite
Shrine in the Biblical Negev, Tel Aviv 1995). L'archeologo israeliano lo
spiega come un 'santuario aperto', di tipo nomadico, adatto a soddisfare le
esigenze delle tribù che abitavano nella regione e delle carovane che
transitavano lungo la pista del Negev. È composto da due strutture
cultuali distinte: 1) Il complesso A è formato da un edificio
rettangolare (m 10,5x5) suddiviso in tre camerette, davanti al quale si apre un
cortile adattato al culto. Vi si trovano una bamah di m 1,2x1 (alto
luogo), un altare per i sacrifici cruenti e una vasca rituale di forma
circolare. 2) Il complesso B è un quadrato formato da un muraglione
esterno all'interno del quale sono state inserite delle stanzette e un piccolo
spazio lasciato a cielo aperto. All'ingresso della struttura è stata
trovata ancora in situ una masseba o stela cultuale alta m 0,70.
Davanti alla masseba è stato costruito un pavimento di pietre per
il deposito delle offerte e dei vasi cultuali. La ricchezza e la novità
dello scavo è rappresentata dai moltissimi oggetti cultuali. Si tratta
di più di 800 pezzi, tra cui incensieri, strumenti musicali, sigilli,
molti vasi a forma umana e zoomorfa (sono presenti: toro, capra, gallo,
colomba, serpente, cane, stambecco, maiale, cavallo, sfinge e altri animali
fantastici ecc.). La decorazione dei vasi è quanto mai varia, sia
pitturata che a rilievo (maschere umane, fiore di loto, melograno, uccellini,
figure alate, conchiglie, corna ecc.). Tra le figurine a forma umanoide
emergono le donne incinte che richiamano il culto della dea-madre; gli
offerenti con vestiti variopinti e piatti riccamente decorati; i suonatori di
flauto e di lira, i danzatori e i cembalisti. I volti delle figure umane sono
quanto mai marcati ed espressivi, in specie gli occhi e le orecchie molto
grandi. Altri oggetti di particolare interesse sono i modelli di casa o di
tempio in miniatura, precursori del betylo tipico della cultura nabatea.
Riguardo alle divinità venerate a Qitmit, l'autore propone di
considerare il santuario dedicato alla coppia degli dei maggiori di Edom, che
erano Qows e la sua Asherah.
Riflessione finale
Il
viaggio da Qadesh Barnea a Quntillet 'Ajrud attraverso la terra di Edom/Seir
osservando le scoperte di alcuni centri cultuali di epoca biblica (Timna', Kh.
Qitmit e 'En Óazeva) ci mostra come la regione posta sui confini tra il
Sinai e il Negev sia stata ricca di esperienze religiose. La particolare
durezza dell'ambiente desertico e la memoria del passaggio di Israele verso la
terra della promessa sono probabilmente all'origine di queste tradizioni
religiose. La permanenza del culto yahwistico in alcuni centri religiosi,
ortodossi o meno, come Quntillet 'Ajrud oppure Tel Arad dove si trova un
tempio israelitico con due massebot, è un sintomo che dalla
regione posta a meridione del Canaan l'antico Israele ha tratto la sua
identità religiosa. Le forme nomadiche o comunque arcaiche dei santuari
di Timna' e di Kh. Qitmit, trovano un riscontro nel motivo del santuario
mobile dell'Arca, cf Es 36-40. Questa esperienza religiosa si è impressa
fortemente nella memoria del popolo eletto, come confermano alcuni testi
poetici molto antichi. Il Deuteronomio suggerisce un'immagine eloquente del
cammino (dell'Arca) di Yhwh con il suo popolo, una marcia che inizia al sud e
si ferma al tempio di Gerusalemme: "Il Signore è venuto dal Sinai,
è spuntato loro da Seir; è apparso dal monte Paran, è
arrivato a Meriba di Qadesh, dal meridione fino alle sue pendici" (Dt
33,2). La profetessa, giudice e poetessa Deborah richiama con parole simili la
marcia di Yahweh dal sud del Canaan: "Yhwh, quando uscivi da Seir, quando
avanzavi nella steppa di Edom, la terra tremò, i cieli furono scossi, le
nubi si sciolsero in acqua. Si fusero i monti davanti a Yahweh, Yahweh, quello
del Sinai" (Gdc 5,4-5). Secoli dopo, il profeta Abacuc richiama ancora la
marcia del Signore che viene dal sud per combattere a fianco del suo popolo:
"Dio viene da Teman, il Santo dal monte Paran. La sua maestà ricopre
i cieli, della sua lode è piena la terra" (Ab 3,3).
(20 Dicembre 1997)
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